PRODOTTI ENO-GASTRONOMICI LOCALI
- Vino Cesanese D.O.C.
- Olio extra Vergine di Oliva
- Formaggi
- Pan Pepato
- Ciambella Serronese
- Fettuccine
- Patacche
- Frascategli
- Polenta
- Pizza “screscita” (cotta sotto la brace)
- Erbe “matte” (misto di erbe selvatiche)
GASTRONOMIA
La tradizione culinaria di Serrone ha un legame inscindibile con quella
che fu l’antica vita dei campi.
Nel
nostro paese, così come nella maggior parte dei paesi
ciociari, è ancora vivo il ricordo di una vita contadina,
sana, genuina, anche se difficile a causa delle enormi difficoltà
legate alla scarsità delle risorse di primaria importanza.
Tutt’oggi,
i “Serronesi” continuano ad amare il loro piccolo pezzo
di terra e molti praticano ancora coltivazioni di ortaggi, vite,
ulivo e altro.
La nostra
è una cucina essenzialmente semplice, ricca di sapori
inconfondibili e gusti decisi rappresentata da piatti modesti ma
unici nel loro genere.
Tra i
locali primi piatti spiccano le “patacche”,
tipo di pasta fresca simile a delle larghe fettuccine, ma impastate
semplicemente con acqua, farina e un po’ di sale –senza
uova- creando così un composto consistente che viene steso con
“jo stennareglio” (matterello), attrezzo di legno
utilizzato dalle massaie per la stesura della pasta. Lo stesso
impasto viene usato per creare i “frascategli”
pasta tagliata grossolanamente, di solito condita con pomodoro o con
altri svariati sughi.
L’impasto
per i “tagliolini” invece comprende anche le uova;
sono tagliati in striscioline molto sottili e vengono usati per
preparare la pasta con i fagioli arricchita con cipolla
tagliata finemente e una bella grattugiata di pecorino locale
stagionato. In questa ricetta spesso la pasta viene sostituita da
pane casereccio raffermo.
La
polenta soprattutto con le spuntature di maiale, le fettuccine
al ragù, gli gnocchi di patate con il sugo di castrato
sono altri primi piatti che spesso e volentieri imbandiscono le
nostre tavole.
Molte donne, soprattutto le più anziane, utilizzano ancora il
vecchio forno a legna per cuocere squisite pagnotte di pane fatto in
casa.
Di
tradizione ancora più antica è la “pizza de
turco” impastata con farina gialla di grano duro e con
acqua bollente salata al punto giusto. La particolarità di
questa pizza è che si cuoce sotto la brace e non nelle teglie.
Il procedimento è semplice: si accende il fuoco e quando c’è
abbastanza brace rovente questa viene spostata, per creare uno spazio ben pulito e permettere di adagiare la pizza (di consistenza dura ma
non eccessivamente) sui mattoni bollenti del camino; l’impasto
viene poi protetto con un coperchio e infine tutto viene ricoperto
dalla brace. Per far sì che sia pronta bisogna aspettare circa
45 minuti. Con lo stesso procedimento si cuoce la “pizza screscita”, che
a differenza della precedente viene realizzata con farina bianca
impastata con acqua fredda, un po’ di sale e un pizzico di
bicarbonato.
Sono ottime da gustare con qualsiasi tipo di salume o formaggio, ma gli
“antichi” ci ricordano che per loro prosciutto o
formaggio “erano un lusso”, quindi spesso e volentieri
l’unico abbinamento concesso era quello con le “erbe
matte”, che venivano generalmente raccolte dalle donne,
mentre svolgevano altri lavori in campagna.
Quelle più conosciute nella nostra zona sono la comune cicoria, i
finocchi selvatici, la borragine, e poi “crespinie”,
“ramoracci”, “‘ngrassacavagli”,
“uliosa”, “caccia lepri” e
altre ancora, denominate in modo così bizzarro semplicemente
per la loro forma, per il loro colore e per il loro aspetto in
generale. Tutte queste verdure vengono lessate e ripassate in padella con aglio e olio. Altro contorno eccezionale è la zucca al forno, tagliata in strisce, infarinata e condita con olio, aglio,
rosmarino, sale e peperoncino.
Un prodotto di cui invece abbiamo l’esclusiva è la
“ciammella serronese” particolare per il suo gusto
né dolce né salato, spesso abbinata con ogni tipo di
marmellata, ma anche con il miele, con i salumi, con i formaggi, con
la cioccolata e con le creme di vino cesanese realizzate direttamente
dal vino e non dall’uva.
Una volta, così come testimoniato dalle persone anziane, era
composta semplicemente da acqua, farina, lievito, anice, qualche uovo
(ma non necessariamente), una piccola manciata di zucchero e un po’
di sale.
Tutto viene impastato e fatto lievitate dopodiché si prendono dei
pezzi d’impasto che si sistemano a forma di ciambella e con le
forbici vengono creati una serie di pizzi, tanto da far sembrare ogni
ciambella una piccola corona commestibile. Si lessano in acqua calda,
che non deve bollire, contenuta all’interno delle “cottore”
(tegame di rame) spesso messe nel camino. Si fanno poi asciugare e
s’infornano per circa quaranta minuti nel forno già
caldo.
Questa antica ricetta è stata custodita gelosamente e tramandata da
madre in figlia tanto che ancora oggi rappresenta uno dei pochi
prodotti tipici di Serrone. Nel corso degli anni è stata
leggermente rivisitata, aggiungendo qualcosa in più, tuttavia
quella originale rimane senza ombra di dubbio la migliore.
Le persone anziane del paese, che hanno alle spalle la loro vita
vissuta, raccontano che i contadini di allora la tenevano infilata al
polso a mò di bracciale e la mordicchiavano durante il lavoro
nei campi.
La “ciammella” era anche simbolo di prestigio economico,
infatti, veniva portata in dono dall’uomo, quando questi andava
a “pète” (chiedere) la mano della futura moglie.
Oggi il profumo fragrante della ciambella Serronese si avverte essenzialmente
durante le festività.
Tra i secondi piatti troviamo la carne di maiale, di bovino, ma
anche e soprattutto carne di ovino, il pollo con i peperoni, alla
brace e al forno con le patate, così come il baccalà
alla pizzaiola o alla griglia.
Tutte ricette, tranne quella della ciambella, che sicuramente si possono
gustare anche in altri paesi, ma che grazie alle variazioni locali
diventano dei piatti esclusivi e originali.
Tra i dolci si possono gustare tutto l’anno le ciambelline al vino alle quali si aggiungono periodicamente i dolci delle
feste.
Tra i più apprezzati, dai Serronesi e non solo, ci sono i “Maritozzigli”
composti da frutta secca impastata con miele, mosto cotto, farina,
cioccolato fondente, canditi e noce moscata, anche se si possono
aggiungere altre varianti come pepe o qualche tazzina di caffè
secondo i gusti personali.
A San Giuseppe ricorrenti sono le frittelle con l’uva
sultanina ricoperte di zucchero e fritte nell’olio.
Le frappe e gli “struffi” (castagnole), fritte
nell’olio e spolverizzate di zucchero a velo o semolato, sono
preparate generalmente durante il periodo di Carnevale.
Nel periodo di Pasqua non si può resistere al profumo dei
“ciammellitti scucchiati” preparati con uova,
zucchero e farina e delle pizze cresciute, pizze dolci molto
lievitate, preparate con uova, liquore, zucchero, farina, un po’
d’anice e limone grattugiato.
Si possono inoltre gustare i “frittegli” (frittelle)
con i cavolfiori, con la borragine ripiena di alici e mozzarella, con
i fiori di zucca, con le mele, con il baccalà.
Ovviamente il sapore di tutte queste pietanze è magnificamente esaltato
dalla presenza di un ingrediente quale l’olio d’oliva
indispensabile per la buona riuscita di qualsiasi piatto. Questo per
Serrone rappresenta una risorsa di primaria importanza.
Il nostro è un olio extravergine essenzialmente di “rosciola”,
(tipo di oliva più coltivata a Serrone) di qualità
eccellente, dal colore limpido leggermente velato con riflessi dorati
e verdognoli, dal gusto deciso e dall’odore molto gradevole.
Accanto ad un piatto ricco d’ingredienti non può certo mancare
un buon bicchiere di vino Cesanese, ideale per esaltare il
sapore e il profumo d’ogni ricetta dalla più semplice
alla più elaborata. Si tratta di un vino eccezionale dal
colore rosso rubino, dal sapore corposo e intenso e di sostenuta
gradazione; si abbina bene con le carni rosse e con le specialità
un po’ più importanti.
La Passerina invece crea un duo perfetto con i primi delicati,
con pietanze a base di pesce e carne bianca essendo un vino bianco
con caratteristiche più delicate.
Entrambi sono vini realizzati da uve di ottima qualità, coltivate e
lavorate secondo la tradizione antica, riuscendo così ad
ottenere prodotti di prima scelta, stimati in tutto il territorio e
non solo.
Attraverso questo breve riassunto sulla gastronomia locale di Serrone, abbiamo
voluto tramandare e custodire quello che per noi rappresenta un
tesoro preziosissimo, cioè la tradizione moderna legata ai
sapori di un tempo, con l’intento di mantenere ben saldo il
legame con le nostre radici.
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